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Fin dove arrivo Introduzione
Introduzione

Introduzione

Prima di partire

Avrei potuto tenere tutto questo per me. Scrivere su un quaderno, riempire qualche pagina quando ne sentivo il bisogno e poi richiuderlo in un cassetto. Probabilmente sarebbe stata la scelta più semplice e, per certi versi, anche la più naturale.

Eppure ho scelto il Web.

L'ho scelto perché, nonostante tutto quello che è diventato negli anni, continuo a pensare che abbia qualcosa di straordinario: chiunque può costruirsi un piccolo spazio e cominciare a parlare.

Non sono uno scrittore e non pretendo di diventarlo attraverso queste pagine. Non ho studiato letteratura, non so se quello che scriverò sarà bello e probabilmente nessuno mi avrebbe mai dato uno spazio per pubblicare pensieri come questi. Ma qui non ho bisogno che qualcuno decida prima se quello che ho da dire meriti di essere letto. Posso costruire quello spazio da solo, metterci dentro le mie parole e lasciarle lì. Qualcuno potrebbe trovarle oppure no.

È una libertà del Web che mi piace e che, paradossalmente, mi sembra sempre più difficile trovare proprio sul Web.

La carta stampata ha necessariamente qualcuno che sceglie cosa possa arrivare alla carta. È comprensibile che sia così. I social, invece, ci hanno abituati a qualcosa di diverso: quello che diciamo viene contato, misurato, commentato, condiviso. Ci sono follower, reazioni e algoritmi che decidono cosa mostrare e a chi mostrarlo. Senza quasi accorgercene possiamo finire per domandarci non soltanto cosa vogliamo dire, ma cosa funzionerà meglio, cosa riceverà una reazione e cosa penseranno gli altri di noi dopo averlo letto.

Non voglio che succeda qui.

Per questo non troverete commenti, like, follower o numeri da inseguire. Non c'è un algoritmo da convincere che quello che scrivo meriti di essere letto e non c'è nessuna necessità di trasformare un pensiero in qualcosa che debba essere approvato o disapprovato.

Vorrei che questo fosse semplicemente un posto tranquillo. Un piccolo angolo del Web nel quale entrare, leggere qualcosa e, se lo si desidera, andarsene senza lasciare traccia.

Io farò più o meno la stessa cosa: verrò qui e scriverò.

Non so ancora esattamente cosa, né con quale frequenza. Mi piace immaginare Fin dove arrivo come una specie di libro che viene scritto mentre viene vissuto e per questo cercherò di dividere ciò che pubblico in capitoli. Ma è probabilmente l'unica struttura che voglio impormi.

Non prometto continuità, ordine e nemmeno un vero filo logico.

Ci saranno giorni nei quali racconterò qualcosa che è realmente accaduto e altri nei quali preferirò inventare una storia perché sarà il modo migliore che avrò trovato per raccontare qualcosa di vero. Potrei portarvi in una piccola casa di montagna davanti a un camino anche se quella casa non esiste, oppure raccontarvi una conversazione che non è mai avvenuta esattamente nel modo in cui la leggerete. Un'altra volta potrei avere voglia di condividere una canzone, una fotografia o soltanto poche righe. E probabilmente ci saranno periodi nei quali non avrò niente da dire.

Va bene anche questo.

Non voglio trasformare nemmeno questo posto in un altro obbligo.

Anche i nomi, i luoghi e le persone che incontrerete saranno spesso modificati o completamente inventati. Le persone della mia vita non hanno scelto di esporsi soltanto perché io ho deciso di raccontarmi, e non voglio che il mio bisogno di scrivere comprometta la privacy di qualcuno.

La finzione, però, finirà lì.

Dietro un paese che non esiste potrebbe esserci un luogo che conosco. Dietro un personaggio inventato potrebbe esserci qualcuno che ha attraversato realmente la mia vita. Alcuni avvenimenti saranno cambiati, mescolati o spostati altrove. Non importa molto. Perché sotto tutto questo cercherò di lasciare intatta la parte che conta davvero.

Un sentimento, un ricordo, una paura, un desiderio.

Quelli saranno veri.

Alcune pagine potrebbero essere leggere, altre probabilmente molto meno. Ci saranno momenti nei quali quello che scrivo potrà sembrare oscuro e altri nei quali potrebbe sembrare che la follia sia appena dietro la porta. Ma, per quanto possa sembrare contraddittorio, questo posto nasce proprio per il motivo opposto.

Scrivere è uno dei modi con cui sto cercando di tenere i piedi per terra.

Sto attraversando un periodo della mia vita nel quale mi sento stanco. Stanco di molte cose e, qualche volta, semplicemente stanco di tutto. Ho parlato molto con le persone che amo e ho la fortuna di avere ancora persone accanto a me disposte ad ascoltarmi. Ma a un certo punto ho iniziato ad avere bisogno anche di uno spazio diverso, nel quale poter lasciare un pensiero senza vedere immediatamente la preoccupazione sul volto di qualcuno che mi vuole bene, senza chiedermi se sto diventando un peso e senza preoccuparmi dello sguardo di chi conosce già tutta la mia storia.

Forse scrivere qui mi permetterà di lasciare per qualche momento una parte di quel peso da qualche parte e continuare la giornata un po' più leggero.

Non so quante persone leggeranno queste pagine. Potrebbe non leggerle quasi nessuno e, sorprendentemente, la cosa non mi dispiace. Se questo posto servisse soltanto a me avrebbe già una ragione per esistere.

Ma dal momento in cui ho deciso di metterlo sul Web, esiste anche la possibilità che prima o poi qualcuno arrivi qui.

Magari per caso.

Magari in una notte in cui non riesce a dormire.

Magari perché sta attraversando un momento difficile e ha riconosciuto in una frase qualcosa che pensava appartenesse soltanto a lui.

Se dovesse succedere, non vorrei insegnargli niente. Non ho una strada da indicare e sarebbe assurdo pretendere di averne una proprio mentre sto cercando la mia. Mi piacerebbe soltanto che, per il tempo trascorso su queste pagine, potesse trovare la stessa cosa che sto cercando di costruire per me: un posto nel quale non sentirsi giudicato.

E magari non deve essere questo.

Ognuno può trovare il proprio.

Può essere scrivere, disegnare, camminare, costruire qualcosa con le mani, sedersi vicino all'acqua o leggere un libro in silenzio. Non importa quale forma abbia e non è necessario che qualcuno lo capisca. L'importante è che esista almeno un luogo, reale o immaginario, nel quale non dobbiamo continuamente diventare ciò che gli altri, gli algoritmi o la società si aspettano da noi.

Un posto nel quale, almeno per un momento, possiamo semplicemente esistere.

Io sto provando a costruire il mio qui.

Non ho preparato una mappa e non conosco la destinazione. Non so nemmeno se la strada che prenderò domani sarà la stessa che immagino oggi.

Ma forse è proprio questo il senso del viaggio.

Vediamo fin dove arrivo.