Capitolo V
Tra le righe
13 ottobre 2026
« Ciao Élise,
ho deciso di scriverti perché non riesco più a parlarti. Ogni volta che ci provo, sento un blocco, una paura che mi impedisce di farlo. Anche solo chiederti al mattino se hai bisogno di qualcosa prima di andare al lavoro mi mette in difficoltà, perché temo risposte che non riesco più a gestire.
Io non ce la faccio più a vivere come un ospite non gradito in quella che dovrebbe essere casa mia. Per me casa è un posto dove sentirsi al sicuro e tranquillo, e oggi non è più così.
So che non stai bene in questo momento, e forse non ti interessa sapere come sto io. Però sento che è giusto dirtelo. La notte mi sveglio spesso e i pensieri su come cambiare questa situazione non mi lasciano pace. Quello che a volte percepisci come respiro pesante sono in realtà crisi di panico. Mi tremano le mani, vivo con la paura costante di sbagliare qualcosa e di provocare reazioni che non riesco più a sostenere. Anche le cose più semplici, come fare la spesa, sono diventate difficili.
Io sono consapevole della tua bontà e della tua gentilezza. Ti sei sempre occupata di me e di Nora, con grande attenzione. Sei sempre stata presente, attenta alla nostra salute e ai bisogni della famiglia. Hai portato avanti tante responsabilità, facendo un lavoro enorme. Mi hai anche aiutato a rimettermi in carreggiata con gli studi e mi hai insegnato molte cose, e per questo ti sono sinceramente grato.
Allo stesso tempo, credo di aver fatto anche io la mia parte. Ti ho seguito nel tuo progetto di vita, ho lasciato tutto e sono venuto a Oostmeer cercando di costruire qualcosa insieme a te. Ho cercato di esserti accanto e di essere il miglior padre possibile per Nora, di esserci ogni giorno, anche nei momenti difficili, e di sostenere la nostra famiglia come potevo.
Forse non sempre nel modo che ti aspettavi o come avresti voluto, l’ho fatto a modo mio, con le mie capacità e i miei limiti. Un modo che spesso è stato frainteso, ma che è sempre stato sincero.
Forse non sono stato il compagno di vita che avresti voluto e me ne rendo conto. Allo stesso tempo, credo ormai da tempo, abbiamo lasciato che la vita ci travolgesse: responsabilità, lavoro, ls difficoltà di essere genitori soli qui a Oostmeer, il periodo del covid... tutto, forse troppo. Senza accorgercene, abbiamo perso il nostro equilibrio come coppia.
Per come stanno le cose oggi, sento che non possiamo continuare così. Non fa bene né a me, né a te, né a Nora.
Nora sente tutto. È una bambina intelligente e percepisce la tensione. Un giorno mi ha detto che le fa male sentirci litigare. Questo mi ha colpito molto e mi ha fatto capire ancora di più quanto sia importante trovare una soluzione diversa.
Quello che mi hai raccontato a dicembre ha avuto un peso importante per me. Sapere che sei stata con un altro uomo, quando invece mi avevi detto che andavi a trovare un amica, non è stato facile da accettare. Non ho reagito con rabbia o gelosia, forse perché dentro di me sapevo già che tra noi qualcosa si era rotto da tempo.
Per questo penso che dobbiamo trovare un modo completamente diverso di relazionarci. Così come stiamo andando avanti non è più sostenibile. È necessario costruire due vite separate, condividendo ciò che serve per Nora ed evitando questi continui scontri che non fanno stare bene nessuno.
Anche l’università e il lavoro ne stanno risentendo molto. Faccio fatica a concentrarmi, perché ho sempre la testa a casa e a questa situazione. Ho bisogno di ritrovare un minimo di stabilità per rimettermi in piedi.
Sto cercando di capire quali opzioni siano davvero sostenibili per me. Con il mio stipendio, restare qui a Oostmeer da solo è molto complicato. Le soluzioni realistiche sarebbero limitate, come un appartamento in collocazione, ma faccio fatica a immaginare come poter accogliere Nora in una situazione del genere in modo sereno e stabile.
Un’altra possibilità sarebbe trasferirmi nella periferia di Oostmeer, dove gli affitti potrebbero essere più accessibili rispetto al centro. Tuttavia, questa soluzione comporterebbe altre difficoltà: dovrei affrontare ogni giorno lunghi spostamenti per andare al lavoro, accompagnare Nora a scuola e occuparmi di tutte le attività quotidiane. Alla lunga, il tempo trascorso negli spostamenti e la complessità dell’organizzazione renderebbero anche questa scelta difficile da sostenere.
Per questo motivo sento sempre più forte dentro di me che non riesco più a vedere il mio futuro qui a Oostmeer. Ho bisogno di un contesto diverso per rimettermi in piedi, sia a livello personale che pratico.
Una possibilità concreta che sto valutando è quella di tornare a Valtorre. Non come una decisione già presa o imposta, ma come una strada che secondo me merita di essere considerata seriamente insieme.
A Valtorre ci sarebbero delle condizioni diverse: un costo della vita più sostenibile, la possibilità per te di vivere nell’appartamento di via dei Tigli con un peso economico molto più leggero rispetto all’affitto attuale, e per me la possibilità di chiedere il telelavoro, mantenendo una base di stipendio e costruendo gradualmente una nuova stabilità anche con altri lavori. In una situazione del genere, potrei nel tempo trovare una sistemazione non lontana da voi e restare presente nella vita di Nora in modo concreto. Ci sarebbe il supporto dei nonni, che oggi manca completamente. Questo potrebbe fare una grande differenza nella gestione quotidiana e permetterti di continuare a viaggiare per lavoro con più tranquillità.
Penso anche alla qualità della vita di Nora: la possibilità di fare più attività all’aria aperta, avere intorno amici e famiglie con cui condividere del tempo, organizzare qualcosa insieme, farla crescere con altri bambini con cui giocare, uscire, fare esperienze. Vivere in un contesto meno isolato rispetto a quello che abbiamo qui, dove spesso ci ritroviamo da soli e con poche occasioni di socialità. Sono cose semplici, ma che contano molto.
Quello che sto cercando di dirti è che sento il bisogno reale di cambiare qualcosa in modo profondo. Questa è una delle opzioni che vedo come più concreta e sostenibile, ma non è qualcosa che voglio decidere da solo. Vorrei che fosse un punto di partenza per parlarne e capire insieme cosa può funzionare davvero per tutti e tre.
Non è stato facile per me scrivere tutto questo, ma sentivo che era necessario. Spero davvero che possiamo trovare un modo più sereno di andare avanti, per noi e soprattutto per Nora.
Stefano »
Si dice che molte lettere finiscano per rimanere in un cassetto, custodendo parole che qualcuno ha trovato il coraggio di scrivere, ma non quello di consegnare.
Anche questa è rimasta lì.
Mi domando se, in fondo, non l'avessi scritta più per riuscire finalmente a dire certe cose a me stesso che per farle leggere a lei.